Statement

Il segno, il colore e la materia sono la mia voce.
Ogni mio dialogo interiore trova una sua forma concreta grazie alla pittura, pratica secolare che contamino ininterrottamente con il mio tempo presente.

Su ogni superficie che dipingo, la mia visione sugli eventi manifesti e non manifesti dell’esistenza trasla direttamente nel XXI secolo le istanze e i mezzi della tradizione toscana, rivitalizzandone l’identità, accorpata stretta alla mia.

Il mio segno è gestuale, sicuro e immediato, un movimento tracciato netto su un fondo già preparato ad accoglierlo.
La linea si carica di colore puro e insieme formano la materia del soggetto, sospeso a mezz’aria tra le tracce stratificate del tempo che ho ereditato o vissuto: foglia oro, stoffe, cemento, giornali, fondi di caffè.

Così le mie donne di pietra hanno imparato presto a camminare e a togliersi la roccia di dosso, e i miei fiori, mai ancorati a terra, sono continuamente scossi da chissà quale forza di vento.
Nello spazio della tela non vesto altro che l’energia che pervade l’universo circostante.
Ogni corpo che ospita la vita, infatti, ne diventa anche il custode, sia esso un albero, un essere umano, una qualsiasi creatura o l’intero pianeta, proprio come i miei quadri custodiscono lo spirito che vi infondo.

Il nudo femminile rappresenta la forza primordiale in diritto e difesa della propria vita e del futuro a venire.

La natura densa di colore, immersa in una dimensione psichica del tempo, diventa quasi un territorio interiore dell’anima.

Il ritratto pop incarna un’identità collettiva, astraendola dallo spirito del tempo per proiettarla verso l’eternità.

Instapainting presenta i fugaci istanti del vivere quotidiano, dove la scintilla vitale che divampa in ogni sua manifestazione corre subito ad animare un altro dettaglio, proprio come in un social wall.

A volte l’idea cede alle necessità attuali dell’apparire: il nudo lascia il passo al ritratto e si mescola a un pop sempre più mentale, e la natura diventa sempre più istantanea, denunciando la rapidità con cui oggi si scavalca il tempo lento necessario all’esistenza.

Io mi abbandono al presente, “e il naufragar m’è dolce in questo mare”.