S|HE

28 Febbraio 2015 – 22 Marzo 2015
Pietrasanta, Sala delle Grasce
| MassMedia mixedmedia III, 2015
Carboncino, fondi di caffè, acrilico e gesso su giornale
28×38 cm

Una personale di tele e dipinti che ruotano attorno all’essere donna e essere uomo, in un flusso continuo di colori, segni, carta e materia. La carta usata e inserita nelle opere di Sandra Rigali è un eco del tempo presente.

Franca Severini
ZonaFranca Editrice

L’universo femminile di Sandra Rigali prende forma e si espande in profondità di colori, che via via definiscono le sinuose forme o ne creano anzi il fondo, facendole emergere con forza, pulite, definite, talvolta quasi monocrome. E da qui parte quella evidente energia che fa sì che si delinino come protagoniste assolute del loro mondo con fierezza ed orgoglio. I loro corpi, svelati, s’impongono quasi come una denuncia, una presa di posizione del loro stato attuale, dei loro sentimenti, dei loro fardelli, della loro intimità rivelata. Le pennellate intense di colore si sovrappongono, giocando con la luce e acquistando tanta importanza quanta quella delle linee dense, corpose e asciutte dei contorni dei corpi femminili. Le figure, spogliate di tutto, parlano da sole, apertamente, senza pudori né remore, per come sono, con la loro bellezza, fermezza e anche fragilità.

Dr. Domenico Lombardi
Sindaco di Pietrasanta

S|HE e il fiore.

Il fiore come sintesi di energie.
Corpi e fiori emergono dalle tele che li estrae e li accoglie contemporaneamente non in luoghi ma in spazi.
Colore e gesto.
Il colore vibra dentro i contorni, palpitante.
Il segno della linfa vitale muove verso un’elegante creazione.
Soggetti ancorati alla materia distaccati dallo sfondo come l’obiettivo che apre e chiude il diaframma e io nella tela spirito e corpo.

Sandra Rigali

|SEGNO | MATERIA | CARTA | COLORE

L’Arte di Sandra Rigali ricorda lo “stream of consciousness”, il flusso di coscienza, la tecnica letteraria usata da Virginia Woolf e James Joyce all’inizio del Novecento in cui si fondono realtà e mente, coscienza e inconscio. In capolavori letterari come Gita al Faro della Woolf e Ulisse di Joyce, la narrazione elimina ogni barriera tra la percezione reale delle cose e la rielaborazione mentale, portando lo scrittore ad una essenziale struttura espositiva senza punteggiature, creando una lingua allusiva e profondamente interiorizzata.
Nelle opere di Sandra Rigali assistiamo allo stesso tipo di creazione artistica: i soggetti, i segni, i colori, la materia e gli strappi di carta esistono senza barriere, ostacoli o formalità compositive, sono un flusso di pensieri messi su tela come se rispondessero casualmente ad una serie ininterrotta di ricordi, sensazioni, percezioni e desideri cui nessuno, nemmeno l’autrice, mette ordine.
Una creazione di grande respiro visivo, di elaborata sintesi pittorica di forma e del colore che arriva dal profondo per manifestarsi con forza, per affermarsi nel tempo e nello spazio e che risponde ad un monologo interiore di rara intensità.
Ogni tela è una storia con un’origine e una meta. Ogni opera è lo specchio dove ritrovarsi.

|Oltre blu, 2015
Carboncino, acrilico su tela
70×100 cm

RINASCITA DEL NUDO FEMMINILE CLASSICO

L’Afrodite di Sandra Rigali

by Birgit Urmson

| AFRODITE, 2011
Carboncino, cemento e pigmenti su tela
100x120cm

L’immagine di Afrodite di Sandra Rigali ci porta ad un tempo e ad un luogo in cui l’armonia e la bellezza idealizzata trovarono forma nel corpo umano. La perfezione delle statue greco/romane ce noi denominiamo classicismo chiama ancora e Rigali risponde, attingendo a quel patrimonio, che è intimidatorio per l’artista, ma allo stesso tempo una fonte di ispirazione e fascino. La sua Afrodite/Venere apre un corridoio sul nostro passato, creando però una propria realtà.
Afrodite è presente, la sua posa e il suo gesto volti verso l’armonia e la quiete, come se fosse consapevole d’essere una scultura classica che trae forza dal suo centro. Canta lirica bellezza. Vi è grazia nel suo gesto, mentre un braccio si estende a tenere la stoffa del suo indumento che cade dai suoi fianchi, e l’altro riposa tranquillamente tra le cosce leggermente aperte, rivelando un seno solido. Viso e capelli evocano i fasti della pittura vascolare greca. Il fine contorno del profilo, con i capelli ondulati in stile classico, la fronte nobile e gli occhi chiusi, il volto leggermente piegato in un atto di calma introspezione ricordano la solennità e la dolente bellezza delle classiche stele funerarie greche. I toni gessosi come d’argilla dell’indumento citano l’eternità. La figura si deposita sulla tela. Regna una nobile, calma immobilità. In stile Rigali, Afrodite emerge spontaneamente dal buio.
La sua pennellata definisce la grazia lirica, conferendone uno stato d’animo meditativo. Il viaggio verso l’eterno nudo idealizzato è completato, il collegamento con i suoi misteri confermato nella bellezza classica, nell’armonia e nella quiete.
La mano di Rigali rende vitale questo nudo malinconico con una tensione intrigante. Una passione, che non sarà placata, stuzzica e mette alla prova anche la serenità di Afrodite. Colore e pennellata persuadono in essere un contro-mondo artistico. Un intero sub-mondo di grandi, delicati raggi di grigio e di marrone rivestono la figura, seguendone i contorni e i movimenti e contrapponendosi a essa. Linee marroni, interrotte, solcano irrequiete la pienezza gessosa del suo indumento. Sembra vivo, come un drappo che scende a cascata sui fianchi snelli con la propria spontanea energia. Il color lavanda evidenzia aree quali la coscia slanciata della dea. Il grigio scuro s’insinua, come nuvola, dai bordi verso campi più leggeri, come se insistesse per occupare lo spazio della figura, mentre la presenza classica ed elegante di Afrodite brilla imperturbabile riparata dal suo alone. Questo dramma, il nobile contro lo spontaneo, porta la tela ad essere un’opera d’Arte.