#DantePOP – visita guidata

Il percorso espositivo comprende una cinquantina di opere inedite e create appositamente per #DantePOP tra il 2020 e il 2021, e alcuni lavori dedicati a d’Annunzio e a Pascoli realizzati nel 2017.

Tele di grande formato e piccole formelle accompagnano il visitatore, come le cartoline di un viaggio in Italia, attraverso luoghi reali e immaginari, con una pittura più o meno materica, mista a collage verbo-visivi, interventi scritti a mano e preziosi dettagli in foglia oro. Qui vanno in scena alcuni momenti significativi della Divina Commedia, legati alle idee più innovative, quali il ruolo della donna e la lingua come specchio della società.


Dante è il padre della lingua italiana e dell’uomo moderno.
Dante ha tracciato un’idea dell’Italia fatta dagli italiani della sua epoca.
Dante è sinonimo di Made in Italy.
La veste e il profilo dantesco sono squisitamente classici in un inno esplicito alla tradizione.

La voce moderna, 2020, 20x20cm

Il profilo classico di Dante si veste di pop: naso adunco, mento prominente, tratti spigolosi, lauro poetico, cappuccio e veste.
L’opera è un omaggio al celebre ritratto che Sandro Botticelli realizza nel 1495 circa (collezione privata, Ginevra) e alla descrizione del poeta nel Trattatello in laude di Dante che Giovanni Boccaccio realizza tra il 1351 e il 1366:

“Fu adunque questo nostro poeta di mediocre statura, e, poi che alla matura età fu pervenuto, andò alquanto curvetto, e era il suo andare grave e mansueto, d’onestissimi panni sempre vestito in quell’abito che era alla sua maturità convenevole. Il suo volto fu lungo, e il naso aquilino, e gli occhi anzi grossi che piccioli, le mascelle grandi, e dal labbro di sotto era quel di sopra avanzato; e il colore era bruno, e i capelli e la barba spessi, neri e crespi, e sempre nella faccia malinconico e pensoso.”

Dante Pop, 2020, 30x30cm
d’Annunzio Pop, 2017, 30x30cm

Gabriele d’Annunzio diventa pop nella collezione Magnifiche Presenze (2017), il progetto che ripercorre la sua vita pubblica e privata, esteso anche agli stimati Giovanni Pascoli e Giacomo Puccini, grazie all’interpretazione di materiali d’archivio con la visione pittorica dell’artista Sandra Rigali.
Poeta innovatore della lingua italiana, d’Annunzio è un profondo conoscitore dell’opera dantesca, di cui possiede molte pregiate edizioni.

La nuova vita, 2021, 30x30cm

Alloro, naso adunco e sguardo da copertina.
Dante, Dantessa o una rockstar?
Il riferimento all’opera letteraria La vita nuova rivela la possibilità di rinnovamento che abbiamo sempre di fronte a noi, chiunque decidiamo di essere.

Buoni o cattivi, 2021, 30x30cm

L’artista compone una sorta di manifesto, o programma, su una citazione presa da un quotidiano. Questa volta si tratta di un dettaglio de La barca di Dante, che Eugène Delacroix dipinge nel 1822.
La lavagna di appunti sulla struttura della Commedia ricorda quello che quasi per tutti è stato il primo incontro con Dante, a scuola.
Buoni in Paradiso, cattivi all’Inferno. Il Purgatorio è in Terra, regno del libero arbitrio dove ogni giorno va in scena la commedia della vita.

Inferno

Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita.
Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
esta selva selvaggia e aspra e forte
che nel pensier rinova la paura!
Inferno, Canto I, 1-6.

La selva, 2021, 40x40cm
Non ragioniam di lor, 2021, 30x30cm

ignavo agg. e s. m. (f. -a) [dal lat. ignavus, comp. di in- e gnavus, forma ant. di navus «attivo, diligente»]. – Pigro, indolente nell’operare per mancanza di volontà attiva e di forza spirituale; codardo. (fonte: Treccani)

I social media di oggi diventano un inferno dantesco quando prende il sopravvento la mancanza di responsabilità sulle affermazioni e sulle azioni fatte in rete.

Questi non hanno speranza di morte
e la lor cieca vita è tanto bassa,
che ’nvidiosi son d’ogne altra sorte.
Fama di loro il mondo esser non lassa;
misericordia e giustizia li sdegna:
non ragioniam di lor, ma guarda e passa.
Inferno, Canto III, 46-51.

L’importanza di decidere, 2021, 30x30cm

Il libero arbitrio ha risvolti in campo religioso, etico e scientifico, con dispute filosofiche di lunghissima data. In teologia implica che la divinità scelga di non condizionare le scelte degli individui; nell’etica è alla base della responsabilità secondo cui ogni individuo risponde per le proprie azioni; nella scienza comporta un’indipendenza del pensiero dalla causalità delle sue leggi. Anche in diritto costituisce la base del codice civile e penale.

Dante tratta il rapporto tra il principio del libero arbitrio e la teoria degli influssi astrali sull’operare dell’uomo.
L’uomo ha ricevuto direttamente da Dio il dono di poter liberamente scegliere tra il bene e il male, e questa sua libertà lo rende meritevole delle gioie del paradiso o delle pene dell’inferno.
Se non ci fosse questa libertà di scelta e tutto fosse determinato dall’influsso delle stelle, sarebbe ingiusto Dio nell’assegnare sia i premi che le pene.

Quali forme di ignavia, e di meritocrazia, abbiamo oggi?

Francesca, 2021, 100x80cm

Qui Francesca porta l’abito di scena, disegnato da Alberta Ferretti, che il soprano Eleonora Duse ha indossato per la sua interpretazione della Francesca da Rimini di Gabriele d’Annunzio.
Sullo sfondo, pagine e trascrizioni dalla Divina Commedia, annotazioni dell’artista e la locandina del debutto della Francesca da Rimini di d’Annunzio, al Teatro Costanzi di Roma, il 9 dicembre 1901.

Siede la terra dove nata fui
su la marina dove ’l Po discende
per aver pace co’ seguaci sui.
Inferno, Canto V, 97-99.

La Duse, 2017, 100x80cm

La “divina” Eleonora Duse interpreta Francesca da Rimini per la prima dell’omonima tragedia in cinque atti scritta da Gabriele d’Annunzio nel 1901 e musicata da Riccardo Zandonai nel 1914.

Proprio con l’opera di d’Annunzio ha inizio la riabilitazione della figura di Francesca, fino ad allora considerata donna di mala fede, riscattando la sua dignità di persona.

Paolo e Francesca trasportati dalla passione, la stessa che travolge ogni lettore quando è immerso in un buon libro.
I corpi dei due amanti sono fusi insieme alle pagine che raccontano la loro storia.

la bocca mi baciò tutto tremante.
Galeotto fu ’l libro e chi lo scrisse:
quel giorno più non vi leggemmo avante.
Inferno, Canto V, 136-138.

Galeotto, 2020, 30x30cm

Da Antonello Venditti a Jovanotti, dichiarazioni cantate e diffuse “sui muri e sulle metropolitane”, riportano sempre a quell’amore descritto attraverso i versi del poeta.

Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende
prese costui de la bella persona
che mi fu tolta; e ’l modo ancor m’offende.
Amor, ch’a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m’abbandona.
Amor condusse noi ad una morte:
Caina attende chi a vita ci spense».
Inferno, Canto V, 100-107.

Amore, 2021, 30x30cm
Pier della Vigna, 2021, 30x30cm

Pier della Vigna, giurista e autore in volgare e latino, notaio alla corte di Federico II di Svevia dal 1221 e uno dei suoi più stretti collaboratori, nominato protonotaro e logoteta del regno di Sicilia nel 1246. Viene accusato di “trasformato il bastone della giustizia in un serpenteʺ nel 1249. Si toglie la vita.
Nella selva dei suicidi le anime che hanno rinunciato al proprio corpo sono ora legate agli alberi. Quello di Pier della Vigna indossa una giacca di sartoria moderna.

Io son colui che tenni ambo le chiavi
del cor di Federigo, e che le volsi,
serrando e diserrando, sì soavi,
Inferno, Canto XIII, 58-60.

Una pittura materica descrive il paesaggio infernale del fiume Acheronte, sulle cui rive i dannati sono soliti accalcarsi in attesa di essere traghettati.
In questo lido surreale non compare nessuna anima: la riva rocciosa, le acque inquiete, il cielo infuocato e un’imbarcazione a largo.

Acheronte, 2021, 30x30cm

La ghiaccia del lago di Cocito sorge al centro della Terra, dove è conficcato Lucifero. Le sue sei ali producono il vento gelido che congela le acque del fiume infernale.
Tutt’intorno, sono imprigionati i traditori, divisi in quattro zone concentriche.
Anche qui nè anime nè diavoli, solo un paesaggio irreale su cui soffermare lo sguardo, in lontananza o in profondità.

Cocito, 2021, 30x30cm

Dentro al monte Ida, nell’isola di Creta, un gran vecchio guarda dritto verso Roma: ha la testa in oro, il petto e le braccia d’argento, il ventre di rame, le gambe e il piede sinistro di ferro e il piede destro di terracotta.
Dal suo corpo escono lacrime che scendono all’Inferno e formano i fiumi infernali: Acheronte, Stige e Flegetonte, fino a formare il lago di Cocito.

Il veglio, 2021, 100x120cm

Anche Gabriele d’Annunzio immagina il proprio incontro con Ulisse nel poema Maia, che trae spunto autobiografico dal viaggio del poeta in Grecia nell’estate del 1895.
Il poeta ne fa il simbolo della volontà di potenza, del Superuomo che sceglie l’avventura solitaria per mare.

Il nostro nome è Ulisse, 2021, 30x30cm

Dante è Ulisse quando il viaggiatore invita i compagni, e quindi tutti i lettori, a percorrere la via della virtù e del sapere.

Sullo sfondo la fontana Pretoria, realizzata nel 1554 da Francesco Camilliani a Firenze e trasferita nel 1581 in piazza Pretoria a Palermo. Nei secoli scorsi era diventata un simbolo della corrotta municipalità cittadina, che vedeva nelle sculture il riflesso dei personaggi discutibili del tempo. Per la nudità delle statue, ma soprattutto per i costi spropositati di acquisto e “manutenzione”, la piazza è chiamata “piazza della Vergogna”.

Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza.
Inferno, Canto XXVI, 118-120.

Ulisse, 2020, 30x30cm
Conte Ugolino, 2021, 30x30cm

La bocca sollevò dal fiero pasto
quel peccator, forbendola a’capelli
Inferno, Canto XXXIII, 1-2.

Il Passo di Dante, 2021, 30x30cm

per che i Pisan veder Lucca non ponno.
Inferno, Canto XXXIII, 30.

Le stelle, 2021, 30x30cm

E quindi uscimmo a riveder le stelle.
Inferno, Canto XXXIV, 139.

Esiste una via d’uscita anche dal più profondo degli inferni.
Oggi la lingua universalmente adottata e riconosciuta è l’inglese, impiegata nelle indicazioni pubbliche fondamentali per la sicurezza. Exit indica così l’uscita di emergenza, la via di fuga verso un luogo sicuro, la fine dell’Inferno, quello dantesco o quello personale che ognuno di noi deve percorrere verso la meta che lo attende.

Exit, 2021, 20x20cm

Purgatorio

Nike, 2021, 120x100cm

Angelo nocchiero, 2021, 50x50cm

L’angelo nocchiero traghetta le anime degli espianti dalla foce del Tevere alla montagna del Purgatorio.

Vedi che sdegna li argomenti umani,
sì che remo non vuol, né altro velo
che l’ali sue, tra liti sì lontani.
Vedi come l’ha dritte verso ‘l cielo,
trattando l’aere con l’etterne penne,
che non si mutan come mortal pelo».
Purgatorio, Canto II, 31-36

Manfredi, 2021, 30x30cm

Manfredi di Svevia, figlio naturale di Federico II e già reggente di Sicilia, tentò di ottenere il riconoscimento della propria posizione da parte del Papa, ricevendo invece la prima scomunica nel 1254.
Muovendo guerra al legato pontificio, riconquistò tutto il Regno di Sicilia e si fece incoronare re a Palermo nel 1258. Riprese la politica degli Svevi in Italia, inserendosi nelle lotte delle fazioni cittadine, fino alla vittoria di Montaperti del 1260. Nel 1263 Papa Urbano IV offrì il regno a Carlo I d’Angiò, alleato coi banchieri toscani.
Manfredi morì sul campo durante la battaglia di Benevento del 1266.
Il suo cadavere fu fatto disseppellire e disperdere dall’arcivescovo di Cosenza, su ordine di papa Clemente IV.

Simbolo della lotta tra Impero e Chiesa, nonostante gli “orribil peccati” di cui si macchia, incarna l’ideale dell’uomo che si perfeziona con la cultura.

biondo era e bello e di gentile aspetto,
ma l’un de’ cigli un colpo avea diviso.
Purgatorio, Canto III, 107-108

Pia, 2021, 30x30cm

Pia de’ Tolomei morì rinchiusa nel Castel di Pietra, in Maremma, per volontà del marito a causa di una presunta infedeltà o del desiderio di lui di convolare a nuove nozze.

Sullo sfondo, insieme alle parole di Pia, un articolo del marzo 2021 ricorda le dodici donne vittime di femminicidio nei due primi mesi dell’anno.

ricorditi di me, che son la Pia:
Siena mi fé, disfecemi Maremma:
salsi colui che ’nnanellata pria
disposando m’avea con la sua gemma.
Purgatorio, Canto V, 133-136.

San Leo, 202, 50x50cm
Maremma, 2021, 50x50cm
La bellezza toscana, 2021, 30x30cm
Apuane, 2021, 50x50cm
Matelda, 2021, 30x30cm

e là m’apparve, sì com’elli appare
subitamente cosa che disvia
per maraviglia tutto altro pensare,
una donna soletta che si gia
e cantando e scegliendo fior da fiore
ond’era pinta tutta la sua via.
Purgatorio, Canto XXVIII, 37-42.

Paradiso

Arcobaleno scomposto, 2020, 50x50cm
Le Guide, 2021, 30x30cm

Dante è in compagnia delle sue guide: Virgilio, la sapienza, e Beatrice, la fede.
Oggi lo stesso Dante è diventato una guida non solo linguistica, ma etica, morale e umana per l’uomo contemporaneo.

Quando il maestro è donna, 2020, 30x30cm

Donne di oggi che, come Beatrice, hanno la capacità di continuare a ispirare e di essere “Maestro”.
Bebe Vio (1997): campionessa di fioretto individuale paralimpico.
Margherita Hack (1922-2013): astrofisica, accademica, divulgatrice scientifica e attivista.
Caterina Conti (1984): pneumatologa all’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo.
Samantha Cristoforetti (1977): astronauta, aviatrice e ingegnere, prima donna italiana negli equipaggi dell’Agenzia Spaziale Europea.
Chiara Ferragni (1987): imprenditrice, blogger e designer.
Rita Levi-Montalcini (1909-2012): neurologa, accademica e senatrice a vita, insignita del Premio Nobel per la medicina nel 1986.

Beatrice, 2021, 120x80cm

Una Beatrice liberty e moderna sembra camminare verso di noi, con lo sguardo fiero e lontano.
Portatrice di semplice bellezza e animo nobile, esempio di un’intelligenza piena di pietà, la donna è guida e ispirazione dalle qualità importanti che muovono il meglio dell’umanità.
Condottiera di un “quarto stato” di donne che con il proprio esempio hanno contribuito a cambiare il mondo, i cui nomi sono proclamati per esteso insieme a lei.
Nel cuore sacro, la citazione della sua apparizione nella Divina Commedia.

Io Dante, 2021, 120x60cm

Dante, l’uomo del cambiamento e del rinnovamento culturale che deve “consolare” la società contemporanea, offre la sua opera al mondo di oggi con un tablet.
Il suo viso, un omaggio all’acquerello di Henry James Holiday del 1875 circa, è per metà liquido e velato e per metà assente, lasciando un vuoto che ognuno di noi può idealmente riempire.
In basso una moltitudine di persone, “le genti”, una folla di uomini e donne dai tratti appena accennati che fanno proprio il suo messaggio diffondendo etica, cultura e bellezza.
In prima fila vediamo l’artista, un autoritratto di Sandra Rigali, insieme ai poeti d’Annunzio e Pascoli.

Per amore, 2021, 30x30cm

così dentro una nuvola di fiori
che da le mani angeliche saliva
e ricadeva in giù dentro e di fori,
sovra candido vel cinta d’uliva
donna m’apparve, sotto verde manto
vestita di color di fiamma viva.
Purgatorio, Canto XXX, 28-33.

Quali per vetri trasparenti e tersi,
o ver per acque nitide e tranquille,
non sì profonde che i fondi sien persi,
tornan d’i nostri visi le postille
debili sì, che perla in bianca fronte
non vien men forte a le nostre pupille;
tali vid’io più facce a parlar pronte;
per ch’io dentro a l’error contrario corsi
a quel ch’accese amor tra l’omo e ‘l fonte.
Paradiso, Canto III, 10-18.

Il più bello del reame, 2021, 30x30cm
Trasumanar, 2021, 30x30cm

Trasumanar significar per verba
non si poria; però l’essemplo basti
a cui esperienza grazia serba.
Paradiso, Canto I, 70-72.

La madre, 2021, 30x30cm
Il lieto fine, 2021, 30x30cm

l’amor che move il sole e l’altre stelle.
Paradiso, Canto XXXIII, 145.

Dante oggi

Il bel Paese è una delle espressioni usate da Dante per descrivere la penisola italiana, un modo di dire che è entrato nell’uso comune della nostra lingua.
Qui il poeta sembra guardare con nostalgia alle bellezze architettoniche del paese.
In primo piano la scultura L’Italia turrita e stellata (F. Liberti, 1861, Palazzo Reale, Napoli), sullo sfondo uno skyline di monumenti italiani, tra cui il Colosseo, il Duomo di Milano, la Torre di Pisa.

del bel paese là dove ‘l sì suona,
Inferno, canto XXXIII, 80.

Viaggio nel bel Paese, 2021, 30x30cm

Dante permane nella cronaca fiorentina di ieri e di oggi, con uno sguardo sempre attento alla sua bella Firenze, anche nella lontananza e nella nostalgia dell’esilio.
La politica attuale (senza riferimenti a persone specifiche) veste i panni di un Dante ideale, compartecipe della medesima missione politica del poeta. Gli uomini sono purtroppo imbavagliati a causa della pandemia e dalla politica stessa, che oggi si è allontanata da arte e cultura.

Firenze, 2021, 30x30cm

La bellezza, caratteristica per cui l’Italia è conosciuta in tutto il mondo, è per Dante un ideale celestiale, una derivazione diretta attraverso la quale l’uomo può partecipare al bene.
Torniamo a osservare la bellezza divina, come fa Dante nell’opera, e a lasciarci ispirare da essa.
Bellezza e cultura ci salveranno.

La bellezza è divina, 2021, 30x30cm
Important to be, 2021, 30x30cm
Noi siamo Dante, 2021, 30x30cm

Intere generazioni di studenti hanno imbrattato le pagine di libri e diari con frasi colorate, testi di canzoni… e citazioni dall’opera dantesca.
Le scritte, i colori, la veste e il prato al vento sono simboli della leggerezza con cui Dante cammina ancor oggi insieme a noi.

#iosonoDante

Con #iosonoDante il pubblico può diventare protagonista attivo dell’evento. Questo particolare “specchio senza volto” invita il visitatore a farsi promotore del pensiero dantesco con un selfie da diffondere nel web.

Dante, d’Annunzio, il Vittoriale.

Il Vittoriale e Dante di Manerba, 2021, 50x100cm (dittico 50x50cm cad.)
Il lago di Benaco, 2021, 30x30cm

Benaco deriva dal latino Benacus, nome con cui i romani chiamavano quello che oggi è noto come Lago di Garda, di derivazione longobarda e scritto in un diploma già nel 712 d.C..

Si riferiscono al lago come Benaco sia Virgilio che Dante, e lo stesso Gabriele d’Annunzio nel componimento Per la coppa del Benaco. Agli aviatori navali del 1921.

Suso in Italia bella giace un laco,
a piè de l’Alpe che serra Lamagna
sovra Tiralli, c’ha nome Benaco.
Inferno, Canto XX, 61-63.

A cavallo, 2021, 30x30cm
Il cipresso, 2021, 30x30cm

A ricordare il femminicidio di Francesca da Rimini, nelle campagne di Polenta (FC) sorge ancor oggi un cipresso in suo onore, che lo stesso Giosuè Carducci ripiantò nel 1987, dopo che l’albero originale era stato distrutto da un fulmine.
Insieme a Carducci, i poeti che hanno cantato la vicenda di Francesca prima di lui continuano a celebrare il suo ricordo (in ordine: Giosuè Carducci, il compositore Riccardo Zandonai, Gabriele d’Annunzio, Giovanni Pascoli, Dante).
Ecco un altro filo che lega d’Annunzio, Pascoli e Dante.